Superfine, Très Sec e Riserva Leone XIII: le diverse sfumature dell’anisetta Rosati. Ma anche amaro, gin e aperitivo

Il suo marchio è inconfondibile, opera ad inizio Novecento del pittore emiliano Augusto Mussini. Il sapore, altrettanto, specchio fedele della straordinaria fragranza dell’anice verde di Castignano, piccolo paese delle Marche famoso fin dal Settecento appunto per la sua anice, dall’alta resa in essenza (4,6%) e dall’eccezionale concentrazione di anetolo (94%). È l’Anisetta Rosati, prodotta ancora oggi da un’antica ricetta del 1877 del Premiato Laboratorio Farmaceutico del Cavalier Umberto Rosati di Ascoli Piceno.

I suoi discendenti se ne guardano bene di modificarla, e fanno bene. Dopo aver resistito alle mode per quasi 150 anni, oggi è più in forma che mai. Nata come liquore “elixir” dalle proprietà digestive, frutto di un’attenda distillazione discontinua a bagnomaria e a lenta evaporazione, l’Anisetta Rosati, rispetto ad altri liquori a base di anice, si caratterizza per una morbidezza al palato – i gradi alcolici sono solo 28 – che la rende molto gradevole. Il perfect serve prevede un servizio a temperatura ambiente, ma c’è chi ama aggiungere qualche cubetto di ghiaccio, tre chicchi di caffè e due gocce di limone.

TUTTE LE SFUMATURE DELL’ANISETTA

Negli anni, ne sono nate diverse versioni. La Très Sec, come è facile intuire, è più decisa (38° Vol) e secca, ma non arriva a schiaffeggiare il palato. La Superfine è caratterizzata dall’infusione a freddo di pistilli di zafferano piceno, che ne arrichischino ulteriormente la vena speziata, donando anche un bellissimo colore che vira verso l’oro. Piacevolissima la Montereal – Anisetta Coffeee Premium, che vede l’infusione a freddo di pregiati chicchi di caffè arabica puro 100% monorigine “Santos Cioccolatato”, una varietà coltivata in Brasile a 1200 metri di altitudine in soleggiati pendii vulcanici vicino a piantagioni di cacao che trasmettono il loro inconfondibile aroma alla pianta di caffè. Il sorso si fa più pieno e morbido, i sentori di caffè sono ben percepibili, al pari del cacao, che vira verso la frutta secca.

La Riserva Leone XIII invecchia invece 24 mesi in barriques di rovere francese, per un sorso più austero e complesso. Noi però abbiamo preferito la Selection Fumoir – tanto da premiarla all’ultimo Vinitaly con il riconoscimento Agrifood ilGolosario – che di mesi in barrique ne fa solo 6, perfetta nel suo equilibro tra i sentori iniziali di anice verde, finocchio selvatico e ginepro e le calde note finali affumicate e leggermente sapide, con sentori di spezie (pepe bianco, noce moscata) e frutta (marasca). Perfetta con un buon sigaro, ma anche no: chi non fuma non si senta escluso.

NON SOLO ANISETTA

L’azienda fondata dal Cavalier Umberto Rosati non produce soltanto anisetta. Il suo Amaro è altrettanto storico e risale alla metà dell’Ottocento. Ci piace per la sua avvolgenza e per il sorso complesso, che si apre prima con note agrumate e di anice, per poi lasciare spazio alle sensazioni più erbacee e speziate. Il finale però è piacevolmente e persistente amaro (assenzio romano, rabarbaro e genziana fanno il loro lavoro), come deve essere.

Non può mancare un gin (chi ormai non ce l’ha in linea?), l’Infinito Gin, ispirato al territorio marchigiano. Le note olfattive e gustative si muovono tra fiori, spezie ed erbe, senza togliere il palcoscenico al ginepro, potente nelle sue note resinose. Anche qui ritorna la balsamicità dell’anice verde di Castignano, così come una lieve nota agrumata. Un gin moderno ma non ruffiano, perfetto per un gin tonic. Appena presentato, infine, l’Aperitif Chevalier, aperitivo mediterraneo esplosivo nei suoi sentori agrumati (tra gli agrumi in ricetta ci sono il bergamotto, il limone femminello e l’arancio dolce) e piacevolmente speziati.

di ALESSANDRO RICCI
21.04.2023
Link articolo: https://www.ilgolosario.it/it/dai-segreti-del-cavalier-rosati-alla-selezione-fumoir-il-mito-dell-anisetta-rosati

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